Il fungo
Stabile tra le ghiande
rigato a linee gialle
qua e là sbrecciato-
il bosco è in ombra-
il sole illumina solo lui
e un po' di terra intorno-
le righe sono ferite
rotture a ventaglio
come il delta di un fiume
maestoso e grande-
una mosca lo sfiora
un piccola foglia di quercia
gli si appoggia contro-
chi se lo mangerà?-
rabbuia il bosco
di mille domenicali voci-
il selvatico non se ne cura
non le sente-
il fungo invecchia
Nel bosco di castagni
Macchie,
ciuffi
gusci spinosi verdi, marroni
freddo montano
fruscii col bastone-
nostalgia del selvatico
del lavoro duro
per arrivare al pranzo:
mangiare con lo stomaco
che presto si sazia
ma non si gonfia-
in alto
oltre la cima
un fruscio diverso
da quello di pianura-
Andrea di Vicini ma da lontano
senza la giacca gialla
antica e pesante
senza il sacchetto di plastica
per le castagne
ma magari
un cesto tutto sghimbescio
che si è fatto da solo-
cigola un legno
fischia su un ramo
un cuculo?
Il vento si fa forte
oltre le fronde-
scrivo su una pietra
bianca e piatta
come quella
dell'Andrea mistico
senza ruscello, però-
alto vola l'aereo
più in alto il mio spirito
ma anche in basso
tra il fogliame e il muschio
pestato
dai raccoglitori, cacciatori e daini:
io è il muschio
io è la pietra quella bianca e scura
io la castagna
quella più piccola
che nessuno coglie-
dall'alto cade un guscio spinoso
col suo intimo, boscoso suono-
e le fronde frusciano a me vicino
Terra nera
Da noi c'è terra nera
imponente, trionfante,
si perde all'orizzonte
dove alberi, filari, argini
sono inermi nani
al suo confronto-
marchiata, solcata
a rughe lunghe
a solchi netti, profondi
da macchine non feroci-
organo che riproduce
infinità di vita-
ti ammiro e ti invidio
più delle nubi,
come me incostanti,
ma meno, un po',
del cielo
A stomaco vuoto
Una ragazza
bella, giovane, vincente
fischia in mezzo a due maschi adulti-
una donna un po’ anzianotta
con una minigonna grigia
gambe rosse
impressionanti, malate
arranca zoppicando-
una giovane mesciata
vuol convincerlo
che il marito la tradisce-
io cammino
col mio pacco giallo
di speranze-
bei tipi, brutti tipi
tette di fuori e no-
quanta gente mangia fuori all’una-
certi però mangiano
dal cartoccio argentato-
un monumento
un maglione bianco
un odore dolce
pulito da parrucchiere-
uno che t’assomiglia
è tuo fratello?-
non è vero che son tutti vecchi
non è vero che son tutti tristi
ma certi sì-
c’è una tutta grigia in faccia
due poverine mangiano insalata e smog-
una è diffidente
un altro è spaesato-
una parla con la mamma al cellulare
e la odia-
nella vetrina capre, mani lunghe
piedi piccoli-
c’è la borsa argentata-
odore di ragù per tutto il portico-
“ a meno che non vada al Pam…”
armonie naturali-
“ ciaaaao”
Autunno
Le foglie secche-
umida o gelata
la terra le disperde
le aspira, le disfa-
scendono dai rami
con quel suono cadenzato,
quel lieve fruscio leggero
senza peso-
come un pensiero sveglio
educato ma deciso
che matura
e diventa parola
foglie d'autunno
l'albero si specchia
nelle sue foglie perse-
un arco rosso
chiuso e longilineo
che da solo s'allarga
ai margini più rado-
simmetrica bellezza
assoluta, totale
che non ha una mano
una decisione
un pensiero-
frutto lo stesso
d'un calcolo ampio
di rette, angoli, curve-
in un atto solo
sax d'autunno
allunga la nota
liquida, triste
lenta, autunnale-
vibra tra le stanze
entra, esce, va
ci sfiora appena-
poi altri
più noti suoni
occhio di luce
fredda erba
bianca d'ottobre
a strisce
di terra scura
grassa di pioggia.
Un occhio di luce
lo sguardo incenerisce
come un ufo bianco-
allarga il suo raggio chiaro-
allungandosi si schiaccia.
Circondato di nubi
si sdoppia
solo per me-
in se stesso si specchia
autunno
la terra profuma
di zenzero, spezie dolci
arance rosse-
foglie e rami dei gelsi
sono alghe sontuose
mosse da correnti
di golfi e mari-
ma il cielo
rimane cielo
lento incupisce
e ci lascia soli
mattino d'ottobre
dalla nebbia segreta
l'eco di spari
s'apre un varco
nell' aria mattutina-
gracchia più forte il corvo,
avverte tortore e colombe,
vite sommerse
d'alberi e cespugli,
la terra stessa
appena lavorata-
uno stormo immenso
come un tornado nero
s'aggira alto nel cielo
narrando geroglifici,
disegnando spirali,
corridoi azzurri,
nuotando in montagne d'aria-
infinito é l'argine
ma lontano