Attesa ( sala)
Due rose senz'acqua
dentro alti cilindri
dan colore al mattino-
gente, come tanta,
come tutta, legge
guarda, tossisce, ma poco
in fondo-
una radio chiusa in un armadio
gracchia
come un corvo che disturbi il sole
nei giardini d'autunno-
fa freddo,
fuori tiepido il sole scalda-
nostalgia mite e selvaggia
di quel che sta fuori:
la strada, il sole
i giardini ancor fioriti-
sui muri ricordi d'Africa,
di viaggi arditi o no-
un uomo sorride
leggendo le nuove prodezze
le notizie giornaliere-
ho freddo alle spalle,
qualcuno invece ha caldo
gli ruberei il “giubbino”-
ho voglia di calore, di libri, i miei,
d'accarezzare il cane,
di preparare il pranzo,
d'apparecchiare la tavola, calda di legno,
nella cucina, inondata di sole-
ma lei la dottoressa
ha occhi chiari buoni,
capelli biondi belli,
è disponibile
e parla, parla
coi suoi pazienti-amici-
però la caldaia non la sa accendere
e ci lascia qui
al freddo ad aspettare
vorrei disfarmi di tutti i libri-
di tutti i Dharma,
insegnamenti e parole-
vorrei guardare
alla stanza della mia vita
e vedere quattro pareti bianche
e scaffali vuoti-
al centro di questa stanza
vorrei sentire come ora
il rintocco della campana
A stomaco vuoto
Una ragazza
bella, giovane, vincente
fischia in mezzo a due maschi adulti-
una donna un po’ anzianotta
con una minigonna grigia
gambe rosse
impressionanti, malate
arranca zoppicando-
una giovane mesciata
vuol convincerlo
che il marito la tradisce-
io cammino
col mio pacco giallo
di speranze-
bei tipi, brutti tipi
tette di fuori e no-
quanta gente mangia fuori all’una-
certi però mangiano
dal cartoccio argentato-
un monumento
un maglione bianco
un odore dolce
pulito da parrucchiere-
uno che t’assomiglia
è tuo fratello?-
non è vero che son tutti vecchi
non è vero che son tutti tristi
ma certi sì-
c’è una tutta grigia in faccia
due poverine mangiano insalata e smog-
una è diffidente
un altro è spaesato-
una parla con la mamma al cellulare
e la odia-
nella vetrina capre, mani lunghe
piedi piccoli-
c’è la borsa argentata-
odore di ragù per tutto il portico-
“ a meno che non vada al Pam…”
armonie naturali-
“ ciaaaao”
l'attenzione
la stanchezza
è il caldo fremente
delle piante dei piedi
dopo una lunga camminata-
l'attenzione
è l'attenzione alle piante dei piedi
dopo una lunga camminata-
rivelazione improvvisa
di cosa sia davvero
l'attenzione-
la presenza della mente sul corpo
è sentire con l'attenzione
le piante dei piedi
piano piano meno calde
meno frementi-
piano piano sentirle più rilassate
e poi dopo un pò
quasi non sentirle più-
la mia attenzione
il mio esercizio d'attenzione
comincia dai piedi.