inverno
alberi neri e spogli-
in cima un nido-
solo
ombre
sul grano appena un minuto-un minuto, mezzo minuto-
un secondo- prima del tramonto- sul grano si spande
un manto verde d'ombre - ombre lunghe oleose, senza
scampo. Contrasto tra il mantello verde che tutto copre
e poche strisce-poche spighe miracolosamente ancora
inondate diagonalmente dal sole- poi tutto non è più nè
ombra nè sole.
è un mondo a parte
il grand'albero-
ondeggia-
vite volanti l'abitano-
diventa d'oro
nebbia
nebbia azzurra affogata in se stessa - s'avviano gli alberi più grandi nella pianura - il tetto quattro lati di muro - tutto è silenzio ma non è morto - dentro di me s'agitano due, tre rami con piccole foglie secche - taglia lamine sottili qualcuno laggiù nella nebbia come arrotasse gentile piccoli coltellini chiari.
Color coltello è anche la nebbia tra poco bianca - dentro di me non s'apre nulla - cantare vorrei a squarciagola- sentirla fredda la gola e il viso - cantare ancora arrabbiata e rossa.
Conto i miei errori come banconote già spese. Rifare i letti, dare aria agli armadi, ascoltare l'ultimo passerotto alla fine del giorno, dovrebbe essere la felicità.
Farneticare a volte fa bene ma non so a chi.
il cortile
la terra, la nebbia
il prato-
alto limpido è solo il cielo
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l'albero
come mani verso l'alto in cielo rami arcuati con gemme già spuntate un albero all'incontrario un salice che alza i suoi rami ma son rigidi con gemme rosse rami appuntiti volti verso il cielo chiedono benedizione aiuto ma l'angelo bianco rimane a terra non spicca il volo come l'albero nero con le gemme rosse che ha agganciato il cielo ha agguantato l'aria l'ha arpinata ha arpinato l'aria ci si aggrappa come volessero quei rami ricurvi verso il cielo salire salire e oltre le nuvole fermarsi forse a guardare in giù ma gli alberi hanno radici in terra e anche gli angeli.