alba e tramonto
sgarbate strepitano
le oche selvatiche
venute dallo stagno-
all'alba e al tramonto
traversano il cielo
a gruppi piccoli,
grandi
anche da sole-
spigolano chicchi e paglia
rimasti sui campi
dopo il taglio-
fanno chiasso, non festa,
hanno fame, l'urlano,
se la dicono
se la raccontano l'un l'altra-
s'abbattono
sul campo secco e giallo-
sono una massa immobili e lontana-
selvatica è la fame
Bruma di Luglio
densa una bruma bianca
incollata al campo di grano
appena mietuto-
all'orizzonte
una luce gialla, rossa
sfuma senza stupore-
cerco il buio, il sonno,
la pace-
forse la fine
di questa inutile scrittura
forse
forse la pace
è voltar le spalle
a un'alba radiosa
Alba
c'è un momento selvatico prima dell'alba-
dalla terra sale un odore aspro,
oltre gli alberi gridano i galli-
poi il primo cinguettio
riporta il consueto,
l'ordine, la norma-
ma quel momento terribile
delle 4 del mattino
sa di terra e di tutto quel che ci vive,
di vita e morte
tutte mischiate insieme-
e oltre gli alberi
nella terra di nessuno,
nella mia terra mentale
e selvatica di nessuno,
le grida brutali dei galli
fan tremare l'aria
di oscuri presentimenti.
Ma poi dal canneto
i primi cinguettii che dicono
e parlano del giorno,
e del cielo all'orizzonte-
la selvatichezza scompare,
torna il coltivato,
l'erba tagliata
e il cielo diventa
all'improvviso chiaro
Le 5,59 del mattino
gialla distesa di bruma
è il grano schiacciato di pioggia-
come una steppa
chiazzata di terra bagnata-
come una steppa siberiana
solcata da cavalli e carri-
s'alza una bruma-nebbia
galleggia chiara invernale fredda-
uno spettacolo per chi non dorme-
lontano gracchiano corvi
Ho visto il cielo
aprirsi dopo l'alba
a un chiarore lunare-
oltre un'aria cupa, cobalto,
si mangia tutta la luce-
a volte accarezzo i miei pensieri-
li cullo invece di ignorarli,
mi curo di loro
alba
Ho visto generarsi il mattino:
era un tenero, umile triangolo cobalto
tra gli alberi quasi spogli-
un attimo di distrazione:
ed il giorno invernale, grigio
in tutta la sua plumbea evidenza
terra
odora di selvatico
la terra all'alba-
l'aria leggera lo porta via-
grand'alberi affioran dalla nebbia-
che non è più azzurra
grigia diventa-
certe voci più forti-
galli lontani
alba
è un bosco che suona
quel che chiama al mattino-
come un serpente piccolo a sonagli
sul ramo più spoglio qualcuno canta poi tace-
l'aria porta quel profumo che non è solo di terra
è terra viva che respira e striscia
che ha vegliato, aspettato, sperato
senz' ombre che passino furtive.
Laggiù è il macero nascosto-
l'acqua l'immagino silente-
son spettatore di qualcosa
che non capisco ma amo
la veglia
è blu l'alba
ma subito schiarisce-
pallido azzurro che vorrei fermare-
pochi contorni- sbiaditi-sfumati-
dove il grand'albero è un fiore giallo
e l'aria fredda porta il gemito d'un gallo-
tutto schiarisce
ma risplende d'azzurro-
di marzapane i muri delle case-
gli alberi son di farina dolce-
il cielo è un candito
indaco è il suo colore-
immersi nella poesia
si veglia meglio