Acqua di fango
Un’acqua di fango
fa da specchio all’airone-
é un vario gioco d’artista
che lo muta in una stilizzata
sottile immagine-
una linea netta, sinuosa e nera
che a larghe falcate piatte
pesca il cibo nella melma-
intorno la nebbia pensosa
che fa desiderare
di scomparire, annegare,
evaporare
per far tacere un dolore
che non è personale
ma, come dice l’Illuminato,
di tutti
esistenziale.
A volte la bellezza
degli esseri innocenti
fa amare davvero di vivere
proprio quando
lo sconforto si fa
miù profondo
Ma anche più leggero.
Quante piume ha l’airone?
Sulla sponda di uno stretto canale
tra macchine e officine
nella sua grazia immacolata-
sta un grande airone bianco-
è il re di quella striscia di prato
e delle strade intorno,
delle fabbriche e palazzine,
dei rumori,
delle auto che passano,
della musica che ascolto guardandolo-
oggetti, cose che mi sfiorano appena,
che percepisco in superficie,
come semplice contesto, sfondo,
barlume stanco
evanescente e senza vita-
più reale è una piuma, ho pensato,
di tutto il cemento qui ammassato
e ferro e vetro
che hanno forme pensate,
pre-fabbricate- utili-
quante piume ha l’airone?
ma forse è piuma essa stessa
questa assoluta trionfante bellezza
dal becco giallo-
che qui regna su una gamba sola, lunga
che affonda nel prato gelato-
l’airone bianco
non guarda, punta,
fissa acuto
e senza scatti.
l'airone
con lo sguardo lento
col suo stesso ritmo
seguo l'airone
che torna da lontano-
con calma alza e abbassa l'ali
le zampe dritte
che fendono leggere l'aria-
sembra voli senza sforzo
naturalmente spinto
dal tramonto
dal cielo
dal tepore
di questa sera d'inverno-
la bellezza non ha parole