A Monte Sole
A Monte Sole
l'ho sentito tuonare” Non si torna indietro!
Non si torna indietro!”-
due, tre volte
non so, non ricordo-
ricordo però la sua voce
tremante
non per l'età
ma per quel che costa a tutti
non tornare indietro-
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per quelle parole
e per mie riflessioni
vedo dietro di me
delle tappe precise:
puntuali lunghi, inutili tragitti-
come quando
cercando una scorciatoia
si allunga l'arrivo di ore-
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non si torna indietro!
Tuonò quel pomeriggio Arturo Paoli
e mi colpì anche il tono,
come un avvertimento
come una sirena d'allarme
che annuncia catastrofi, terremoti
che una volta capitati, visti, vissuti,
devono essere attraversati
perché indietro
dove ci sono terremoti peggiori
non si può tornare
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una voce così
in un corpo così debole
non l' avevo mai
né visto né sentita-
almeno lui,
di sicuro,
è fatto di spirito
La nuvola
In mezzo al cielo
s'allunga una nuvola-
è una spina dorsale
con una coda
che sottile ondeggia-
vellutata bianca bellezza
che sfama il vento
perde le ossa
e diventa piuma
La scrittura
Da Jack ho imparato
che la scrittura
é nostalgia del Tempo,
dell'eternità
del non avere poteri illimitati,
dell'avere solo
parole per la magia
che è un potere piccolo
e che non ti fa vedere Dio
alba e tramonto
sgarbate strepitano
le oche selvatiche
venute dallo stagno-
all'alba e al tramonto
traversano il cielo
a gruppi piccoli,
grandi
anche da sole-
spigolano chicchi e paglia
rimasti sui campi
dopo il taglio-
fanno chiasso, non festa,
hanno fame, l'urlano,
se la dicono
se la raccontano l'un l'altra-
s'abbattono
sul campo secco e giallo-
sono una massa immobili e lontana-
selvatica è la fame
Per Nanda e per Neal
Benevola fucina
inarrestabile portavalori
murale consolidato
straniero in patria-
alla portata del mondo minerale
conteso
conterraneo di molti amici
fratello gemello
di uno ammalato d'amore
solidale eterno giovane-
fai pure, fai pure-
non vergognarti delle tue qualità migliori-
i santi, sai, fanno miracoli
anche piccoli, anche invisibili
ai fragili precari
abitatori della terra-
combattuti tra due mondi
inascoltati messaggeri
stabili portatori
d'acqua salmastra blu
architetti di bianchi
castelli di ghiaccio-
facilmente sorgono
dai deserti di conchiglie
e polvere d'oro-
il sole
quando lo chiama qualcuno
dall'albero d'acciaio e cemento
stufo di tanto amore
si libera di quel fardello
Chiesa romanica di S. Pietro e Paolo di Roccalbegna
Calma, spoglia, densa-
il sacro, il centro di luce
è la finestrella
dietro il crocifisso
trafitto, sofferente
bianco di morte-
il telo sottile, arancione chiaro
quasi trasparente,
si solleva
ogni tanto dolcemente
al venticello
delle cinque del pomeriggio-
da lì la luce si irradia
sul muro incavato
della finestra-
le braccia del Cristo morto
sono due sottili e lunghi
tronchi secchi-
sotto li lui
la Madonna dorata di vita e luce-
da lei la luce rimbalza, si estende
sul muro vicino
dietro l'altare di pietra-
ho spesso sperato
di vedere le braccia
di un Cristo di legno
muoversi