Le 5,59 del mattino
gialla distesa di bruma
è il grano schiacciato di pioggia-
come una steppa
chiazzata di terra bagnata-
come una steppa siberiana
solcata da cavalli e carri-
s'alza una bruma-nebbia
galleggia chiara invernale fredda-
uno spettacolo per chi non dorme-
lontano gracchiano corvi
A occhi chiusi
a occhi chiusi
mi specchio in me stessa-
se li apro
trovo oggetti, libri, il letto-
e tutto di nuovo si confonde
Sabato 6 Giugno 2009
nel borgo antico di Selva Malvezzi
Giornata di Scrittura Creativa
in campagna dalle 15 alle 17
- Il “qui e ora” nella scrittura -
Il buddismo e la letteratura : corso di Improvvisazione
di poesia e prosa spontanea
Il corso è aperto a tutti coloro che siano interessati
al rapporto tra Scrittura e Spiritualità, con particolare attenzione a quella buddista.
Luogo del Corso: una casa in campagna
in via Selva 73/9 Selva Malvezzi - Molinella – Bologna
Programma
Ore 15- 16,30: introduzione alla modalità del corso: cosa si intende per “ Qui e Ora della scrittura” e per poesia e prosa spontanea. Semplici esercizi relativi alla pratica buddista di presenza mentale e osservazione si alterneranno ad improvvisazioni di scrittura, frutto e prolungamento di queste forme di meditazione.
I testi che si produrranno durante le improvvisazioni non avranno, come loro unico scopo, quello di dare origine ad opere compiute; anzi il loro scopo principale sarà quello di rimanere nello stadio del frammento, del momentaneo, del “qui ed ora”.
Ore 16,30-17: intervallo e merenda
Ore 17-19: il lato spirituale in autori come Whitman, Kerouac e Ginsberg; improvvisazioni di scrittura legate alla lettura di alcuni testi di questi autori; riprendono i momenti di meditazione sulla presenza mentale e relativi momenti di scrittura
Docente: Dianella Bardelli scrittrice e insegnante di Poesia e Prosa Spontanea; si è avvicinata al buddismo tibetano nel 2003 presso il Centro Cenresig di Bologna; aggiorna quasi quotidianamente due blog di scrittura: uno di haiku: http://ljuba.splinder.com/ e uno di poesia e prosa spontanea: http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/; tiene corsi di Poesia e Prosa Spontanea presso vari centri e associazioni di Bologna e provincia; nel 2008 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “ Vado a caccia di guardi” ( Raffaelli editore ); è in corso di stampa un suo romanzo dal titolo “Vicini ma da lontano” ( Giraldi ).
Per informazione e prenotazione : dianella.bardelli@libero.it ;cell: 333 8521022 ; 05i 6907200;
Il Qui e ora della scrittura: il Buddismo e la letteratura
Selva Malvezzi 6 Giugno 2009
Introduzione
“ Ora è benedetto/ il resto/ è ricordato” Jim Morrison
Il linguaggio letterario allude, ma nello stesso può anche essere diretto. Il suo scopo non è semplicemente quello di annotare le emozioni, ma anche di essere consapevoli che quello che scriviamo lo doniamo agli altri. In questo senso trovo efficace creare gruppi di scrittura in cui si scrive non solo per se stessi ma per farne dono. Per avere immediatamente un pubblico. Si tratta di correre il rischio di svelarsi a sé e agli altri mettendosi alla mercé di noi stessi e degli altri, mostrandoci a noi stessi e agli altri privi di difese. Se meditare è essere presenti a quello che c'è, scriverlo per sé e per gli altri significa creare quello spazio interiore che renda ciò possibile, fattibile e poetico. Perché la poesia è il linguaggio del cuore, cuore puro, non nel senso di buono, ma di aperto. Per essere aperti bisogna fare spazio, e per fare spazio bisogna essere presenti, ma per essere presenti ci vuole quel minimo di distacco ( di calma interiore ) che ci permetta di vedere quello che c'è.
Quello che c'è nell'improvvisazione poetica si presenta sotto forma di visualizzazioni ( immagini ) mentali che sorgono spontaneamente, non chiamate, decise, programmate, perché belle esteticamente o poeticamente; non si tratta affatto di questo. Quando si fa spazio dentro di sé si ha sufficiente calma interiore per vedere. Quello che si vede si scrive e si procede dietro questa ispirazione iniziale, seguendo altre immagini o parole che sorgono anche esse spontaneamente.
Per fare questo possiamo darci un tema, un titolo che può sorgere ad esempio da qualcosa che ci colpisce attraverso i cinque sensi o da un particolare stato d'animo, sensazione o emozione. Oppure si può semplicemente scrivere dopo qualche minuto di meditazione, alternando meditazione e scrittura per alcune volte.
Si può anche lavorare sulle emozioni, cercando di descrivere quello che proviamo nel nostro spirito e nel nostro corpo. Questo è un lavoro letterario molto interessante. Lo consiglio. Kerouac dice a proposito dello scopo della sua scrittura: “ Confessare tutto a tutti “. Svuotare il cuore di quello che contiene nel momento in cui iniziamo a scrivere. Si può, ad esempio, scrivere il dolore sotto forma di generico stato esistenziale, oppure descrivere un dolore contingente, motivato da qualcosa che c'è ora. Si può scrivere l'assenza. Ma anche la serenità e la gioia. Immaginiamo che non esista nulla prima e dopo uno specifico momento della scrittura. E' come se qualcuno ci dettasse quello che stiamo scrivendo, ed è esattamente quello che accade. Noi siamo gli spettatori-scrivani di un mondo che ci si rivela man mano che scriviamo, come nello scorrere di tanti fotogrammi in un film cui assistiamo. Vorrei aggiungere che il fine di tutto questo non è letterario nel senso convenzionale del termine. Il fine della poesia e prosa spontanea non è costruire un bel testo; il fine non è questo perché non siamo “noi” a scegliere le parole; le parole sono suggerite, veicolate, ci vengono “ servite” dalle emozioni, sensazioni fisiche e psichiche di un dato momento. “ Noi”, nel senso della parte che controlla, decide, censura, non c'entriamo niente. Bisogna pescare nel grande mare ( o nel grande pozzo ) della nostra coscienza; permettere che sia il caso, l'inconscio, o meglio la nostra immaginazione a decidere quali immagini descrivere ed evocare, quali parole usare.Scrivere è per quelli che lo praticano contemporaneamente piacere e fatica, ma il più delle volte è una necessità, ovvero il proprio più autentico e onesto modo di manifestarsi a sé e agli altri.

(Ascoltando una registrazione del 1980 di Lama Thubten Yeshe)
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Basta?
Hanno sonno, fame? E' prima mattina?
Hanno freddo- per me hanno freddo-
arrivano dalla città-
hanno dormito nel loro furgone colorato
a fiori e strisce-
bambini dormono in braccio a ragazze di capelli spettinati lunghi-
Una si chiama Valeria- io sono Valeria-voglio essere Valeria-
ora il maestro parla-prima sospira-tossisce-
ha mal di gola? O è malato nei polmoni?
Parla sottovoce-emozionato davanti davanti ai suoi discepoli,
che lui ama-
parecchi hanno mal di gola- sarà-il clima-
pregare-avere beneficio-avere una realtà-
uccellini, bimbi che urlano ma da lontano-
ridono sempre-Ia now..-
forse non ha voglia di insegnare-
tuona abbastanza vicino-
ci sono degli ammalati-
“la realtà è il punto”-
in questo modo...
è giusto questo-
ridono, sono bambini davanti al grande nuovo gioco-piove-
le prime gocce i tuoni-
davanti al nuovo grande gioco
piove-
le prime gocce
i tuoni
animali, bambini, riti
“l'idea di creazione”-
“ la mente crea la paura”
della mente
delle parole della mente-
“ la mente in se stessa è uno specchio”-
il mio specchio non mi piace-
la mia mente non mi piace-
tuona, come faranno a tornare a casa?
Assorbire la spazzatura-
la mente chiara assorbe spazzatura-
la gente dell' Imalaya-
contemplare-
di cosa ridono?
Chi piange? Un gatto?
Come sei ragazzo che traduci?
E oggi come sei?
Cosa hai capito?
Di tutto questo?
Oggi cosa hai capito?-
gocce di pioggia pesanti
come condanne-
flusso della mia vita-
il mio corpo
gli occhi
basta?
Applaudono perché piove
Ieri in giardino
C'era un folletto in giardino
o uno spirito buono ha avuto compassione di me?-
sconfitta e abbattuta
ad occhi chiusi
mi sono abbandonata al vento leggero
e ai raggi di luce che attraversavano le foglie
e son guarita-
oggi guardando le piume dei pioppi
e la quercia ondeggiare col suo peso antico,
ho pensato a quando era normale
vedere nel vento il dio del vento
e nelle foglie il dio delle foglie-
e infine ho pensato che anche solo
provare a vedere l'invisibile
fa sparire per un attimo quel velo
che mi tiene al di qua...
e non mi fa andare oltre
sono l'airone bianco e solitario,
e sono il papavero rosso, solo nella campagna-
e sono il nido vuoto
e sono il grano: dopo la pioggia splendo-
dentro di me
cova una gioia esasperata e grande
che esploderà un giorno,
un giorno,
un giorno santo
Dal 22 al 24 maggio terrò al Monastero buddista di Pomaia un corso di scrittura in rapporto alla meditazione