Il per forze della scrittura
C’è un per forza della scrittura
che arrota l’aria
come questo camion al lavoro
che carica e scarica
terra, barbabietole, travi,
come questo trattore
che ara, scava
scalcia e rivolta la terra-
c’è un per forza della scrittura
che sta tra il petto e la penna,
una linea di comunicazione
come ora interrotta, ostile, difficile-
uno scrive per porre segni visibili
sulle porte altrui
per paura, esibizione
del proprio corpo-voce-
bisogna pur svuotare
il proprio fardello quotidiano
anche quando sembra vuoto
L’odore nel quadro di Turner
Sale
dalla terra
a linee, a onde
si ferma sotto il sole
che non lo scalda-
sa di bosco chiuso
da battere i denti-
é un tunnel di umidità
acerba, un po’ salina-
é un po’ legnoso
un po’ odor di cuoio-
mai si attenua quel respirare
il cuoio e il bosco insieme
“ Verde” di Willliam Congdon
Non ha più Tempo
ma ha molto Colore-
lo butta
come distrattamente-
magari tra una cucchiaiata e l’altra
della minestra del convento-
lo butta giù il Colore
con finta
studiata disattenzione
assaporando il calore denso
della zuppa contadina-
verde è il sapore:
come quel campo
che all’improvviso
sulla tela cresce
“ L’istante presente scende come un lampo nel nostro nulla”
( William Congdon)
L’istante presente è una goccia
grande, che si stacca
da noi,
dal nostro corpo
in gesti senza importanza:
muovere un braccio
sospirare forte
guardare
pensare-
gocce lente che scorrono
e poi si ammucchiano
da qualche parte,
in qualche ripostiglio
o stanzino-
lo stanzino pieno di ragni,
l’Aldilà di Kafka-
dice Kafka:
vi immaginate se l’Aldilà
fosse uno sgabuzzino pieno di ragni?-
dico io: meglio Quello o il Nulla?-
il Nulla in fondo
è solo Pace