tramonto
Il sole é una bomba
vibrata di leggera bruma-
dietro le palpebre
é nero, piccolo
cirocodato
da migliaia
di esposioni di luce

il delfino
l’aria fresca del mattino
avvolge il mio braccio nudo-
è una sensazione liquida
fluida, marina
che ha il suono
di uno sciabordio leggero
d’onde mosse
appena da un delfino
dal muso allungato
che risale la corrente
di un fiume – mare-
è il delfino del mare
antico di Creta
striato d’oro e di luce-
il ventre morbido e bianco
lo sguardo serio
nell’operazione
di fendere l’acqua tremula-
come quest’aria fredda
sul mio braccio
dopo una notte di pioggia
Se osservo la mente
é come un passaggio
veloce o lento
di cieli-
passano, scorrono
pieni o vuoti di nubi-
sono cieli scuri
ma se decido posso vederli
anche più chiari-
poi sono figure
informi ancora
senza conversazioni
o parole
come nelle solite distrazioni
usuali quotidiane-
distrazioni
conversazioni
da chiarificare-
conversazioni
che non avrò mai
meglio lasciarlo cadere
il conflitto
il dolore-
bisognerebbe essere
più intimi, più empatici -
si è così soli
vero?
poi
di fronte a me nella mente
ciliegie
rosso scuro lucide
come le vedo bene!
é che mi piacciono e quindi le vedo così bene
che ne sento l’odore
il sapore
il rosso
di quella loro
inconfondibile freschezza –
e vedo la strada bianca sterrata
che mi conduce
dalle ciliegie rosse
e vedo il cielo
su quella strada
la strada delle
ciliegie-
è un cielo
grigio, grigio
chiaro come
succede d’estate -
in questa estate –
il sottofondo
di questa mattinata
è un tosaerba –
mi accompagna
ma non mi
disturba –
non reagisco
al rumore
eppure è presente
satura tutt’intorno l’aria
ma non c’è in me fastidio –
fosse sempre così
anche con le persone
i sentimenti
le emozioni! –
ho avuto un pensiero
al risveglio:
l’illuminazione
deve essere
non avere più
re – azioni
ma solo azioni –
poi più neanche quelle
Ascoltando le parole di Lama Yesce da una registrazione del 1980Sembra fare mmh…mmh…batte sulla coscia la mano sottolinea e poi tuona tuona nei cieli dell’Himalaya ok ok stt stt - abbiamo la vita - tuona tuona - abbiamo un corpo - basta? Ridono- ridi Lama e io ti voglio bene - tuona tuona nero lassù in alto in alto sulla montagna alta nera - in cima la neve - grosse gocce grosse gocce tutto intorno un cemento che diventa scuro scuro d’acqua - pioggia che lava e mi lava – lava la mia mente stupida e ottusa – tuona tuona – dice grazie lui dice grazie a noi – sono triste ho un peso qui nel mio stomaco – stomaco stonato conturbato pieno che non si svuota il maledetto e inspiro e espiro piena di speranza e illusione e paura e vedo vedo ma più che altro sento qualcosa che c’è ma si nasconde dietro quel muro di mattoni – vecchio muro di mattoni leggero dice lui – sono leggero dice lui sono leggero – non è vero è alto e duro indistruttibile e di là – di là – oh di là è un prato fiorito ma invisibile e c’ é la risposta e forse c’è Dio in persona – un Dio che io non vedrò mai perché non ho occhi per vedere e un’anima piccola – piccina piccina – basta! – quella risata la sua e dei giovani discepoli – quando anch’io quando anch’io Lama quando? - non è chiedendo né pregando né implorando né inginocchiandomi che avrò un solo giorno un solo giorno di completa gioia senza: dubbi – colpa – ansia – e tutto il resto – dolore come Jack – basta esprimerlo? – su e giù e su e giù avanti e indietro avanti e indietro avanti e indietro un passo avanti e dieci indietro e nello stomaco questa pena – oscilla nel sole l’arbusto le foglie così luminose un po’ di luce – c’è uno spazio tondo dentro di me nel centro dello stomaco – ruota ruota gira come impastasse impastasse una cosa rossa che ruota ruota e io non so cos’è cosa macina cosa pesta ruota poi sfreccia veloce fuori di me e si perde nell’aria – e io non so perché
Il cinguettio
sugli alberi vicino
è una partita a tennis
un giocare a palla
un rimbalzare d’ugole,
di piccole gole
che si rispondono
che si connettono
si allacciano
si intrecciano-
il grand’albero
è come un alveare
di voci di strilli
veloci cadenzati
lenti-
anche l’aria
l’aria fresca del mattino
gira tutt’intorno
ai cinguettii
intrecciati tra loro-
gira intorno
a quei suoni
a quelle voci
le accarezza
le sostiene
le fa rimbalzare
e poi accarezza
anche me
la mia gamba
la mia spalla
e la guancia
quella che guarda al cielo
Sono uscita
per andare
poche ore lontano
da casa,
la sicura dimora-
dal cancello
ho guardato
le foglie dell’acero
mosse leggere dal vento
come andassi
per sempre lontano-
in mia assenza,
ho pensato,
anche loro
quelle foglie
leggere dell’acero
si sarebbero mosse per sempre
Il 1° giugno 2008 ho guidato un corso di Poesia
e Prosa Spontanea a Selva Malvezzi ( Bologna )
dal titolo: - Il “qui e ora” nella scrittura -
Il buddismo e la letteratura

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sul senso dell'olfatto

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